giovedì 4 ottobre 2018

Le Maldive si confermano un paradiso per il turismo, ma non per la democrazia

Il turismo rappresenta il 20% del PIL della Repubblica delle Maldive, il traino economico di un paese che cerca di agevolarne in tutti i modi il suo sviluppo. Il 2018 è forse l’anno esemplare per dimostrare quanto il terzo settore sia il cuore pulsante dell’arcipelago e si dimostri quasi impermeabili a qualsivoglia forma di disordine politico tipica di una democrazia molto giovane e ancora delicata.

Il dato su cui ragionare è che, stando alle rilevazioni del ministero del turismo maldiviano, quest’anno le strutture ricettive avrebbero registrato un +10,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 (parliamo di una rilevazione riferita ai mesi tra gennaio e giugno 2018). Ben 726.515 turisti si sono già recati sugli atolli maldiviani per perdersi in quelle piccole lingue di terra circondate dall’infinita distesa dell’Oceano Indiano.

Il fatto da tenere in considerazione è, invece, che a inizio febbraio l’attuale presidente maldiviano Abdulla Yameen ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale a causa di un tentativo di ostruzione al regolare corso dell’attività democratica del parlamento delle Maldive. Lo stato di emergenza sarebbe dovuto durare 15 giorni e si è protratto, invece, per ben 45. Il tutto tra febbraio e marzo, la primavera maldiviana, cioè il momento solitamente migliore per il turismo isolano.

In un’infografica pubblicata sul sito del ministero del turismo maldiviano non solo sono riportati i dati citati sopra, ma c’è anche una definizione più specifica dei numeri: nella prima metà dell’anno i letti delle strutture ricettive sono stati occupati per il 63% del tempo, un calcolo stima che il numero assoluto sia 43mila notti, in media una permanenza di 6 giorni e mezzo a visitatore. Neanche a dirlo, il grosso di quest’affluenza se lo sono accaparrati i meravigliosi resort degli atolli con una percentuale prossima al 70%.

Merito delle sabbia degli atolli, il mare da bere, le palme da cocco e quel paesaggio da cartolina, ma la presenza italiana sull’isola si conferma una presenza fissa e in forte in crescita. Sono 56.372 i connazionali a essersi recati presso l’arcipelago dell’Oceano Indiano, +18,2% rispetto al 2017. Le Maldive non stancano mai, nonostante le mete esotiche accessibili e raggiungibili con relativa semplicità siano aumentate considerevolmente, ma anche su questo si è giocata l’abilità dei tour operator: abbinare al solo e puro relax maldiviano la scoperta di qualche antica civiltà del sud-est asiatico, componendo così offerte di vacanze alle Maldive comprendenti avventure nelle vicine Sri Lanka, India e Oman.

Il nostro paese così si afferma come quarto mercato per il turismo della Repubblica frastagliata in arcipelago, siamo preceduti da Gran Bretagna e Germania (tutta l’Europa consta il 51% di tutta l’affluenza), ma i primi a presentarsi alle strutture ricettive sono i cinesi. Di per sé non desterebbe grande scalpore il fatto che un paese ricco, molto popoloso e relativamente vicino come la Cina scelga le Maldive come uno dei posti preferiti per la propria villeggiatura. Certo che di tutti i paesi finora elencati solo il ministro degli esteri cinese si è pronunciato contro la possibilità di recarsi alle Maldive per le vacanze proprio a causa dei disordini politici primaverili, il che ha portato l’affluenza dal sol levante a scendere di 10 punti percentuali. Ci si chiede quindi senza emergenza quanto ancora migliori sarebbero stati i numeri presentati dal ministero del turismo maldiviano.

Ogni democrazia necessita dei suoi processi di stabilizzazione, quella maldiviana quest’anno compie i suoi primi 10 anni, è ancora nel pieno di questo processo. Consideriamo che per 40 anni lo stesso presidente, Maumoon Gayoom, è stato eletto con un sistema plebiscitario (dov’era l’unico candidato) perdendo le prime elezioni con una reale alternativa nel 2008. lo stesso Gayoom è stato incarcerato durante lo stato di emergenza di febbraio per ordine dell’attuale presidente Abdulla Yameen, che tra l’altro è suo fratellastro.

Citando le parole del presidente “l'annuncio dell'introduzione dello stato di emergenza era stato determinato da una crisi costituzionale creata da due giudici della Corte Suprema che hanno cospirato con personalità politiche“. Questi giudici avevano scarcerato alcuni politici che avevano disertato il partito nazionale e per questo gli era stata tolta la libertà, per reazione quindi Yameen ha fatto lo stesso con i suddetti giudici e altri esponenti dell’opposizione che il 5 febbraio stavano per entrare in parlamento per riunirsi in seduta, facendo arrestare loro oltre che con l’ex presidente Gayoom, anch’esso esponente dell’attuale opposizione, al quale a giugno ha ricevuto una condanna di 18 mesi con l’accusa di non aver collaborato alle indagini della polizia locale.

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